Calpestiamo, abitiamo, lottiamo, fioriamo su territori infestati. Spazi e luoghi dell’incomputabile, geografie silenziate che sfuggono al controllo,  rivoli sotterranei che disordinano, disorientano e ri-organizzano le geometrie di una città. Da queste correnti, alleanze, pratiche, storie di vita, soggettività umane, più-che-umane, non più umane, trovano la loro possibilità di intrecciarsi, organizzarsi, risorgere dall’assenza dalle cartografie ufficiali, in forme lucenti e imprevedibili di scrittura e immaginazione.

Le Alleanze dei Corpi si sintonizza e segue le maglie oscure, le ampiezze e le ferite, che nascono dal corpo sorgente e insorgente di via Padova, dai corpi che la abitano e la attraversano, dagli orizzonti che spalanca, dai solchi che traccia nella visione della città.

L’edizione di quest’anno, On Demonic Grounds, dedica un omaggio al contributo sulla spazialità del pensiero femminista nero. Dalle epistemologie demoniache di Sylvia Winter, alle cartografie delle lotte di Katherine McKittrick emerge la possibilità di pensare un contrappunto alla geografia ufficiale. La performance, la danza, le pratiche artistiche diventano un intreccio, un gorgo, un dispositivo per farle risuonare.

La performance, la danza, le pratiche artistiche diventano un intreccio, un gorgo, un dispositivo per farle risuonare.


“In mathematics, physics, and computer science, the demonic connotes a working system that cannot have a determined, or knowable, outcome.  The demonic, then, is a nondeterministic schema; it is a process that is hinged on uncertainty and nonlinearity because the organizing principle cannot predict the future. This schema, this way of producing or desiring an outcome, calls into question “the always non-arbitrary pre-prescribed” parameters of sequential and classificatory linearity.”
Katherine McKittrick, Demonic Grounds

”The site of memory thus works in tandem with deep space and a poetics of landscape.”
Katherine McKittrick, Demonic Grounds


I pulled my arm toward me, pulled hard. And suddenly, there was an avalanche of pain, red impossible agony! And I screamed and screamed.
Octavia Butler, Kindred